
Partecipe importante ed appartato del “Noveau Théâtre” francese, più noto come “Teatro dell’Assurdo”, Jean Tardieu purtroppo oggi è quasi sconosciuto al pubblico italiano.
Fama negatagli forse da un estremo eccletismo misto ad una enorme curiosità sperimentale che lo hanno reso meno “riconoscibile” di altri autori, più tesi a rendere “monumentale” la loro opera tramite la reiterazione di alcune soluzioni tecniche e di una compiaciuta contemplazione, ossessivamente ipnotica, dell’ineluttabile enigma della vita.
Percezione acutamente presente in tutte le opere del nostro autore, ma sempre intimamente unita ad un senso di responsabile accettazione e mai disgiunta dall’intuizione di una possibile rigenerante resurrezione spirituale.
[ In un mondo dove tutto tace sotto la minaccia di una spaventosa assenza – scrive Tardieu – l’uomo, un tempo cullato dalla voce degli Dei, si ritrova solo, costretto a raccogliere la sfida lanciata dalle oscure forze della distruzione ed a ricostruire la propria immagine partendo dalle estreme soglie del nulla. ]
Ed in un altro scritto l’autore sostiene: [ L’essersi spesso fermati al sensibile, all’immediato, l’aver diffidato di ogni traviamento, …, l’essersi accontentati di far scivolare il riflesso di un inconoscibile incendio sulle figure di tutti i giorni non è una fuga davanti all’illimitato, né una disfatta, né una rinuncia. In questa volontà di esattezza è incluso il presentimento del dramma universale. …] Meglio ancora: [ la famosa “misura” e la famosa “ragione” prendono le mosse dalla preventiva valutazione della dismisura e della irragionevolezza del mondo. Il problema è sapere se si accetta o se si rifiuta. … Una sorte di fierezza metafisica ci ha impedito un consenso considerato malsano ].







foto: gustavo piccinini
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